Ignazio Silone Web

 
 

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Il filo della vita


 


In Italia: 1944-1978 

 

In Italia Silone si immerge per un breve periodo nell’azione politica nazionale.  “Terminata la guerra con la sconfitta del fascismo, il mio allontanamento dalla politica pratica fu ritardato dalla necessità d’impedire che il PCI   si impadronisse del socialismo italiano”, ricorderà nel 1956.   Presto, dopo una serie di tentativi falliti, prende atto della temporanea sconfitta del socialismo democratico, di fronte ai contrapposti blocchi clericale e comunista. L’intellettuale italiano famoso in tutto il mondo, in Italia rimasto sconosciuto durante il fascismo, dopo la guerra verrà misconosciuto.  Nonostante la sua dimensione e ispirazione cristiana, ha contro la Chiesa;  nonostante il suo conclamato  antifascismo, ha contro il Partito comunista.

Nel 1953 ritorna definitivamente allo studio e  alla letteratura senza mai abbandonare la sua battaglia politico-culturale che resta, psicologicamente, la sua principale se non unica ragione di vita.  Con altri romanzi, su trame che spesso risalgono a periodi antecedenti al rientro, e con saggi, articoli e discorsi,  continua la sua critica al comunismo, alla Chiesa come istituzione, al capitalismo, in nome del socialismo cristiano che aveva visto realizzato in Svizzera nel pensiero di Leonhard Ragaz.  Con i  personaggi dei suoi libri continua l’azione politica.

 

Con la prestigiosa rivista Tempo presente  Silone  lotta per più di un decennio  per la libertà della cultura dando voce ad intellettuali di tutto il mondo.  Il suo spazio non è la terza via politica, ma una terza via di rigorosa testimonianza culturale, purtroppo minoritaria ed elitaria.  In questi anni Silone vive un operoso  “esilio” in patria.  Quando volge la sua attenzione e le sue speranze al movimento studentesco del Sessantotto, al Concilio Vaticano e al processo di decolonizzazione,  esprime la sua perdurante fede nei processi storici di liberazione dell’uomo dai fondamentalismi ideologici e dall’oppressione economica e sociale.

In relazione a  Tempo presente, Darina Silone  ha ricordato: “Benché finanziata dal Congresso per la libertà della cultura, la politica americana – per esempio, la guerra del Vietnam – era liberamente e costantemente criticata sulla rivista.  Quando nel maggio 1967 si scoprì che i fondi erano della Cia, Silone e Chiaromonte immediatamente si dimisero dal Congresso e interruppero la pubblicazione di Tempo presente.  Posso ancora ricordare la loro incredula disperazione”(TLS, 1 dec. 2000).  

La chiusura anticipata di Tempo presente avviene nel 1968.  La fine di Tempo presente,  che, come le altre precedenti riviste culturali da lui fondate e dirette dopo la prima in Svizzera (Information del 1931), costituiva il genere di impegno che Silone aveva sempre prediletto,  segna  per lui un punto di non ritorno.     

 

Pochi mesi prima, sempre nel 1968,  era apparsa la sua ultima manifestazione compiuta di creatività, L’avventura di un povero cristiano, un’edizione recitata dell’essenza delle sue opere, da Fontamara a Una manciata di more, da Vino e Pane a Il segreto di Luca, rifatte come una rappresentazione sacra nell’Abruzzo della sua giovinezza,  in cui è sintetizzato  il concetto della superiorità della persona umana sui sistemi che la opprimono.  

Dopo qualche tempo,  in una solitudine letteraria, politica, umana, si chiude in casa e nel 1978 si lascia morire.