Ignazio Silone Web

 

 

 

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Il filo della vita

 

Gabriella

 

Silone, funzionario di partito a Roma,  aveva conosciuto Gabriella,  ebrea fiumana di origine ungherese,  più grande di tre anni, nel  novembre 1921, mentre partecipava a Fiume al convegno dei giovani comunisti.  “Si  era iscritta da poco al Partito comunista, insieme alle due sorelle Serena e Barbara […] Quando incontrò Silone faceva l’impiegata di banca a Fiume.  Lui le chiese se sapeva il tedesco perché l’Internazionale giovanile comunista aveva sede a Berlino e cercava una compagna che conoscesse bene sia l’italiano che il tedesco e fosse disposta a trasferirsi a Berlino.  Gabriella decise di lasciare la sua città, andò a Roma dove per un breve periodo lavorò insieme a Silone, e successivamente partì per Berlino.  Le vicende sentimentali di Gabriella e Silone si intrecciarono con quelle politiche, caratterizzate da un susseguirsi di attività clandestine, arresti, fughe, galera, documenti falsi, cambiamenti di nomi, soggiorni all’estero, esilio. […] L’aspetto florido, l’espressione sorridente e i suoi modi affabili contrastavano con le storie emozionanti di cui era stata protagonista[…]  Li evocava con l’umorismo inconfondibile degli ebrei mitteleuropei.” (Franca Magnani, Una famiglia italiana, Feltrinelli, Milano, 1991).

Quando incontra Gabriella  Silone ha solo  ventun’anni ma ha già un pesante bagaglio  di esperienze:   dopo la desolazione degli affetti,  ha vissuto giovanissimo la solitudine di scelte azzardate, ha sofferto l’indigenza,  ha  sperimentato il vuoto dell’anima dopo il  rifiuto delle credenze familiari giovanili in nome dell’ideologia politica.  Gabriella lo salva dalla solitudine affettiva, dallo sradicamento sociale, dal gelo di un  partito che ha preteso di diventare “famiglia scuola chiesa e caserma;  all’infuori d’esso il mondo restante era tutto da distruggere.” (Uscita di sicurezza).

Nel 1924 così scrive a Gabriella:

Due anni fa io ero completamente disseccato, inaridito.  Due anni fa una simile lettera mi avrebbe fatto schifo.  Per resistere alla vita orribile che io avevo fatto antecedentemente, io avevo bruciato dentro di me tutto ciò che vi era di pescinese, paesano, seminarista, famigliare, ecc.  Per resistere meglio io ero diventato muto e sordo nello spirito.  Non mi importava di nulla.  Che cosa era successo?  Che la mia distruzione interna non era stata completa, né fisicamente,né moralmente.  Allora sei arrivata tu.  Certo che ora io non sono più quello di prima.  Io sono fisicamente rinato.  Cioè nato di nuovo.  Anche la volontà di lavorare mi è tornata.  Anzi avviene un fatto curioso:  rinascendo io sto tornando come ero una volta, cioè un pescinese.  Questo non ti deve dispiacere perché finché io stetti a Pescina con mamma ero un mulo veramente coccolò, educato e studioso e mamma era contenta di me.  In fondo ognuno ha un proprio temperamento ed io mi accorgo che tutto ciò che penso ora, lo pensavo fino dall’età di 15 anni.  Così tu, ebrea rossa, mi hai ricondotto nelle condizioni di spirito di quando  entrai in seminario o di quando facevo la campagna elettorale per Scellingo, deputato dei poveri.

Gabriella  sarà la fedele compagna durante i duri anni  della lotta politica.